16) Adler. La vita psichica tende a un fine.
Secondo la psicologia individuale di Adolf Adler (1870-1937) la
vita mentale di ogni individuo  caratterizzata da processi
dinamici orientati verso un fine. Questo orientamento si forma fin
dall'infanzia attraverso le esperienze vissute e l'influenza della
cultura. Nella formazione del carattere si svilupper un
atteggiamento positivo - ottimista - se il bambino ha fiducia
nelle proprie possibilit di realizzare il fine che si propone; se
invece sente il proprio fine come irraggiungibile si svilupper un
atteggiamento di sfiducia e di pessimismo.
A. Adler, Conoscenza dell'uomo ( pagina 259-260).
Gli impulsi psichici si rendono comprensibili prima di tutto come
movimenti volti a un fine. Perci  necessario affermare che
sarebbe un inganno figurarsi l'anima umana come una totalit in
quiete; ce la possiamo rappresentare soltanto come un insieme di
energie in movimento, che sono per scaturite da un fondo unitario
e tendono verso un fine unitario. Gi nel concetto di adattamento
 implicita tale tendenza a un fine. Non possiamo figurarci una
vita psichica senza un fine verso il quale si svolge il movimento
con la dinamica che gli  implicita.
La vita psichica  quindi determinata da un  fine. Nessun uomo pu
pensare, sentire, volere, addirittura sognare senza che tutto ci
sia determinato, condizionato, delimitato, orientato da un fine
che gli sta davanti. Ci risulta quasi evidente quando si
consideri le connessioni tra le istanze dell organismo e del mondo
esteriore e le risposte che l'organismo  costretto a dare loro.
Le manifestazioni somatiche e psichiche dell'uomo corrispondono al
punto di vista fondamentale cos stabilito. Lo sviluppo psichico
non  pensabile altrimenti che nel quadro cos delineato, ossia
come diretto a un fine predisposto, risultante spontaneamente
dalle azioni descritte, scaturienti da quell'energia. Il fine poi
pu essere concepito come mutabile o fisso.
Si pu pertanto concepire tutte le manifestazioni come una
preparazione a qualcosa che sta per accadere. Non sembra possibile
considerare un organo psichico se non come diretto a un fine e la
psicologia individuale considera tutti i fenomeni della psiche
umana come orientati verso un fine.
Se si conosce il fine di un uomo, anche se si  informati solo a
met di tutto il resto,  conosciuto il significato dei movimenti
in cui si esprime e si pu cogliere il loro senso come una
preparazione al conseguimento di tale fine. Si sa allora anche
quali movimenti deve fare quell'uomo per raggiungerlo, allo stesso
modo che si conosce il cammino che  costretto a fare un sasso
quando lo si lascia cadere a terra. Solo che l'anima non conosce
alcuna legge di natura, per il fatto che il fine che le sta
davanti non  fisso ma mutevole. Quando per un fine sta
effettivamente davanti a un individuo, allora il processo psichico
si svolge con necessit come se l vigesse una legge di natura che
costringe ad agire in conformit. Il che significa che nella vita
psichica non vi  alcuna legge di natura, bens che l'uomo stesso
in questo campo si stabilisce le proprie leggi. Se poi queste gli
appaiono come leggi di natura, ci avviene per un inganno della
conoscenza. perch quando egli crede di riscontrarvi
l'inevitabilit e il determinismo e li vuole dimostrare, l vi
gioca certamente un ruolo la sua mano. Se uno, per esempio, vuole
dipingere un ritratto, si riscontrer in lui tutti gli
atteggiamenti propri di un uomo che ha un tale fine davanti agli
occhi. Far tutti i passi opportuni con incondizionata
consequenzialit, come si trattasse di una legge di natura. Ma
deve egli dipingere questo ritratto? Vi  dunque differenza tra i
movimenti della natura e quelli della vita psichica umana. A
questo punto si connettono i discussi problemi sulla libert della
volont umana, che oggi si tende a spiegare come se la volont
umana non fosse libera. E' vero che non  libera appena si lega a
un fine. E poich questo  spesso condizionato dalle situazioni
cosmiche, animali e sociali,  fatale che la vita psichica appaia
come sottomessa a leggi invariabili. Se tuttavia per esempio si
rifiuta e si combatte questa propria connessione colla societ e
non ci si vuole adattare alla situazione di fatto, allora sono
tolte tutte queste apparenti regolarit della vita psichica e ne
subentra una nuova, condizionata appunto dal nuovo fine. Cos per
un uomo che dispera della vita e che cerca di eliminare la sua
appartenenza all'umanit, non  pi cogente la legge della
societ. Dobbiamo dunque ritenere che solo dallo stabilimento di
un fine segue di necessit un movimento nella vita psichica.
Viceversa,  possibile dedurre dai movimenti di un uomo il fine
che gli sta davanti. Propriamente questa sarebbe la cosa pi
importante, perch vi sono uomini che non hanno ben chiaro davanti
il proprio fine. Effettivamente questa  la via normale che
dobbiamo percorrere per favorire la conoscenza dell'uomo. Non 
una via cos facile come l'altra, perch i movimenti di un uomo
sono polivalenti. Ma noi possiamo considerarne parecchi,
confrontarli, tracciare delle linee. Si pu arrivare alla
comprensione di un uomo cercando di unire tra loro con una linea i
comportamenti e le forme espressive di due momenti diversi della
sua vita. Si segue cos un procedimento sistematico dal quale si
ricava l'impressione di un orientamento unitario. Con tal mezzo si
pu scoprire, talvolta in modo sorprendente, come un'abbozzo
infantile sia riscontrabile sempre uguale fino agli ultimi giorni
della vita. Un esempio lo pu chiarire: Un uomo di trent'anni,
straordinariamente diligente, aveva raggiunto, nonostante le
difficolt incontrate nel suo sviluppo, reputazione e buon
successo. Si presenta al medico in uno stato di estrema
depressione e si lamenta di aver perduto il gusto del lavoro e
della vita. Racconta che si dovrebbe fidanzare, per guarda
all'avvenire che gli sta davanti con grande sfiducia. E'
tormentato da una violenta gelosia e non  escluso il pericolo che
il fidanzamento vada presto a monte. I dati di fatto che adduce
non sono del tutto convincenti; alla ragazza non va fatto alcun
rimprovero. La sfiducia che egli mette chiaramente allo scoperto
fa vivamente sospettare che sia uno di quegli uomini che
soggiacciono all'influsso di altri da cui si sentono attratti; ma
nello stesso tempo assumono una posizione aggressiva, e in preda
alla sfiducia distruggono ora quello che volevano, costruire. Per
poter tracciare la linea a cui accennavamo, vogliamo scegliere un
episodio della sua vita passata e tentare di confrontarlo colla
sua presa di posizione attuale. Seguendo la nostra esperienza lo
scegliamo tra le impressioni da lui avute nella prima infanzia,
anche se sappiamo che quanto ci tocca ascoltare non sempre va
preso come prova obbiettiva. Ecco il suo primo ricordo d'infanzia.
Si trovava al mercato colla mamma e col fratello pi piccolo. A
causa della calca che lo premeva, la mamma prese lui, che era il
pi grande, in braccio. Come s'accorse dell'errore, lo ripose a
terra e sollev l'altro, mentre ora lui turbato, si metteva a
correrle appresso. Aveva allora quattro anni. Come possiamo
notare, nella rievocazione di questo ricordo, risuonano le
medesime corde che abbiamo sentite nella descrizione delle sue
attuali sofferenze: egli non  sicuro di essere il preferito, e
non pu tollerare di dover pensare che qualche altro possa esserlo
al suo posto. Richiamata la sua attenzione su ci, rimane molto
meravigliato e riconosce immediatamente la connessione.
Il fine verso cui dobbiamo pensare siano orientate tutte le
manifestazioni di un uomo  il risultato dell'influsso delle
impressioni che arrivano al bambino dal mondo esteriore. L'ideale,
lo scopo di un uomo si forma gi nei primi mesi della sua vita,
perch gi allora entrano in gioco quelle sensazioni a cui il
bambino risponde con gioia o con dispiacere. Gi allora emergono
le prime tracce di un'immagine del mondo, sia pure soltanto nelle
sue linee pi elementari. Equivale a dire che vengono posti fin
dal periodo dell'allattamento i fondamenti di quei fattori della
vita psichica che ci sono accessibili. Essi saranno in seguito
ulteriormente elaborati; sono variabili, influenzabili. Si
verificano i pi svariati influssi che costringono il bambino a
rispondere alle esigenze della vita con una presa di posizione.
Non possiamo quindi non giustificare quei ricercatori che
sottolineano come i tratti di carattere di un uomo siano gi
riscontrabili nel periodo del suo allattamento, per cui molti
affermano che il carattere  innato. Si pu per affermare che la
concezione secondo cui il carattere di un uomo viene ereditato dai
genitori  socialmente dannosa, perch impedisce all'educatore di
applicarsi al proprio compito con fiducia. Una convalida di tale
tesi l'abbiamo nella circostanza che la concezione dell'inattivit
del carattere viene per lo pi adoperata da chi vi ricorre per
esimersi dalle proprie responsabilit; il che ovviamente  in
contrasto con i compiti dell'educatore.
Una circostanza importante che coopera alla formazione di un fine
 costituita dall'influsso della cultura. Per suo mezzo viene per
cos dire eretta una barriera contro cui di continuo viene a
cozzare la forza del bambino, finch non trova una via
percorribile che gli prometta soddisfazione ai suoi desideri, e
nello stesso tempo sicurezza e adattamento per l'avvenire. Non ci
vuol molto a riconoscere quanto solida sia la sicurezza desiderata
dal bambino e quanta sia quella che gli  garantita dal suo
impegno nella cultura. Non si tratta semplicemente di sicurezza
dal pericolo ma, come succede per una macchina ben costrutta, vi 
l'aggiunta di un ulteriore coefficiente di sicurezza, atto a
garantire ancor meglio la conservazione dell'organismo umano. Il
bambino se l'assicura oltre la misura effettiva di sicurezza e di
soddisfazioni istintuali, esige un soprappi che vada al di l di
quanto sarebbe necessario per il suo tranquillo sviluppo. Ma con
ci si introduce nella sua vita psichica un nuovo movimento. La
linea di movimento che qui rileviamo  chiaramente quella della
superiorit. Il bambino vuole, similmente all'adulto, realizzare
pi degli altri, punta su una superiorit atta a ottenergli e a
conservargli quella sicurezza e quell'adattamento, che fin da
principio gli si pongono come fine. Subentra cos un'esitazione,
penetra nella vita psichica un'irrequietezza che va crescendo in
forme molteplici. E' sufficiente considerare come gli influssi
cosmici lo sollecitino a una pi consistente risposta. Nel tempo
del bisogno poi quando l'anima  in angoscia e non si ritiene
all'altezza dei suoi compiti, si possono osservare deviazioni che
chiariscono anche di pi l'esigenza di una superiorit.
In tali circostanze pu succedere che il fine sia prefissato in
modo da permettere all'individuo di sottrarsi alle pi gravi
difficolt, a evadere da esse. Possiamo allora renderci conto di
un tipo d'uomo che  quanto di pi umano noi possiamo immaginare,
quel tipo d'uomo che indietreggia terrorizzato davanti alle
difficolt, o cerca un rifugio in cui possa per lo meno
provvisoriamente sottrarsi alle incombenze che gli vengono poste.
Cos abbiamo la possibilit di capire come le reazioni dell'anima
umana non possiedano mai un valore definitivo, ma possano essere
soltanto risposte provvisorie che non dobbiamo mai pretendere che
siano definitivamente giuste. In modo del tutto particolare questo
vale per lo sviluppo psichico del bambino, per il quale non
possiamo applicare la misura valevole per gli adulti; dobbiamo
tener presente che qui abbiamo a che fare con fini che sono
soltanto provvisori. Dovremo sempre in seguito tener sott'occhio
il bambino e rappresentarci dove la forza che vedremo in opera lo
vorr in definitiva portare. E se ci trasferiremo nella sua anima,
ci diventer chiaro che queste manifestazioni dell'energia
psichica sono interpretabili solo come decisioni da lui prese
nella prospettiva di un definitivo adattamento alle situazioni
presenti e future come lui le sente. La modalit dell'accordo che
ne consegue assume indirizzi diversi: l'uno si manifesta sotto il
profilo dell'ottimismo; il bambino confida di poter risolvere
anche speditamente i compiti che vanno crescendo con lui. Egli
sviluppa allora i tratti di  carattere tipici di un uomo che
ritiene risolubili i suoi impegni. Si sviluppano cos il coraggio,
l'apertura, il senso di fiducia, la diligenza, e cose simili.
Opposti sono invece i tratti del pessimismo. Si pensi al fine di
un bambino che non ha fiducia nella capacit di risolvere i propri
problemi, e si potr immaginare quali saranno i suoi tratti
psicologici. Vi troveremo indecisione, timidit, chiusura,
diffidenza, e tutti quegli altri tratti mediante cui quel debole
cerca di difendersi. Il suo fine cadr al di l del raggiungibile.
Freud - Adler - Jung, Psicoanalisi e filosofia, a cura di A.
Crescini, La Scuola, Brescia, 1983, pagine 99-107.
